Storia di un Villaggio

tratto dal libro scritto da John Steinbeck "DIARIO RUSSO" con le fotografie di Robert Capa


from Alessandro Costa
03 Jun 2022
Un reportage culturale unico sulla Russia della guerra fredda

“…..Il villaggio è costruito intorno a un laghetto dove la gente nuota, lava i panni e abbevera i cavalli. Ragazzetti nudi conducevano i cavalli nel lago e nuotavano loro intorno mentre li strigliavano. Gli edifici pubblici sono raggruppati sulle sponde del lago: il circolo, che ha un grande palcoscenico e una pista da ballo;  il mulino, dove viene macinato il grano locale; e l’ufficio, dove si tiene la contabilità e si ricevono le lettere.  In questo ufficio c’è un apparecchio radio con un altoparlante situato sul tetto.

Gli altoparlanti di tutte le case del villaggio sono collegati con questo ricevitore. E’ un villaggio dotato di energia elettrica, con tanto di illuminazione e forza motrice. Le casette degli abitanti con i loro giardini e i loro frutteti erano collocate sui versanti delle collinette circostanti.  Il villaggio era veramente grazioso. Le case erano intonacate di bianco e i giardini erano verdi e rigogliosi, i pomodori rosseggiavano negli orti e il granturco altissimo circondava le case……..

………Iniziava a fare buio, e pensavamo fosse l’ultimo pasto della giornata.  Di sera attraversammo il villaggio e ci recammo al circolo. Mentre costeggiavamo il laghetto, scorgemmo una barca dalla quale proveniva una musica curiosa. Gli strumenti erano una balalaika, un piccolo tamburo, un cembalo e una concertina. I suonatori attraversarono il laghetto e approdarono di fronte al circolo.

Il palcoscenico quella sera era pronto per una piccola rappresentazione. C’erano grandi vasi di fiori sul tavolo, due sedie e sullo sfondo, un grande ritratto del presidente della Repubblica Ucraina.  A mano a mano arrivarono i giovani: robuste ragazze dal viso pulito e splendente, e pochi ragazzi. Le ragazze danzavano tra di loro e indossavano grandi abiti stampati e fazzoletti di seta colorata o di lana. Tutte erano a piedi nudi e danzavano con foga. La musica andava accelerando il ritmo, scandito dal tamburo e dal cembalo, mentre i piedi nudi battevano il pavimento. I giovanotti stavano intorno e guardavano.

 

Chiedemmo a una ragazza perché non danzasse con i giovanotti. Ci disse: “Sono tutti celibi, ma ce ne sono così pochi da quando è finita la guerra; che una ragazza si mette nei pasticci se danza con loro.  Inoltre, sono molto timidi.” Rise e continuò a ballare.  Gli uomini in età di matrimonio erano veramente pochi. I ragazzini erano numerosi, ma gli uomini che avrebbero dovuto ballare con le ragazze erano morti.

L’energia di queste giovani donne era incredibile. Per tutta la giornata, fin dall’alba, avevano lavorato nei campi e, dopo una sola ora di sonno, erano pronte a ballare tutta la notte. Gli uomini giocavano a scacchi e non si curavano minimamente del baccano che li circondava…….Frattanto la compagnia che doveva reitare stava preparando il palcoscenico e Capa approntò le lampade per fotografare lo spettacolo.  Ci parve che le ragazze fossero un po’ irrequiete quando la musica cessò. Non desideravano interrompere il ballo per lo spettacolo. Era una piccola commedia di propaganda, ingenua ma ben fatta. La storia era pressappoco questa: in una fattoria c’è una ragazza pigra, che non ha voglia di lavorare. Vuole recarsi in città, dipingersi le unghie, usare il rossetto, e condurre una vita riprovevole e “decadente”. All’inizio della commedia sta parlando con una ragazza come si deve, comandante di una brigata e apprezzata per il suo grande lavoro nei campi. La ragazza che vuole dipingersi le unghie cammina ancheggiando sul palcoscenico come una poco di buono, mentre l’altra, la capobrigata, sta dritta con le mani sui fianchi e dice le cose come vanno dette. Il terzo personaggio è un eroico conducente di trattori, e la cosa più interessante è che lo è davvero: ha iniziato a recitare un’ora e mezzo dopo aver fermato il suo veicolo. La sua parte consisteva nel camminare avanti e indietro sul palcoscenico con sigaretta in bocca.

Il conducente di trattori è innamorato della ragazza che desidera dipingersi le unghie. Il suo è un grande amore e lui sta per perdersi per quella donna. Infatti, nel proseguo della rappresentazione, decide di smettere di guidare il trattore con cui aiuta l’economia popolare per andarsene in città e trovarsi un appartamento dove vivere con la ragazza dalle unghie dipinte.  Ma la capobrigata, dritta davanti a lui, gli fa un lungo discorso. Così non va bene. E’ ovviamente andato in confusione e ha perduto la testa dietro quella ragazza. L’uomo non sa che cosa fare.

Rinunciare alla ragazza che ama o seguirla in città per diventare fannullone? A questo punto la ragazza “decadente” se ne va, lasciando soli la capobrigata e il conduttore di trattori. E la capobrigata, con astuzia femminile, gli dice che quella ragazza non lo ama veramente. Lo vuole sposare solo perché è un eroe del lavoro, ma ben presto si stancherà di lui.

Il conducente di trattori non le crede, e allora la capobrigata dice, con improvvisa ispirazione: “Ho un’idea. Fai finta di amare me e quando ti accorgerai se ti ama veramente”. L’idea viene accolta. La ragazza dalle unghie dipinte entra e trova la capobrigata tra le braccia del conducente di trattori e allora, improvvisamente, succede l’inaspettato: la ragazza decide di diventare una lavoratrice dell’economia socialista.

Si rivolge furiosa alla capobrigata e dice: “Formerò anche io la mia brigata, non sarai l’unica a essere gloriosa e decorata. Anch’io diventerò capobrigata e indosserò le mie decorazioni”. Questo risolve i problemi amorosi ed economici del conducente di trattori e la commedia termina felicemente. Questa era la trama, ma nelle realtà le cose non si svolsero in questo modo. Il conducente di trattori aveva fatto appena quattro o cinque passi sul palcoscenico, e la storia era appena iniziata, quando Capa fece brillare la sua prima lampada al magnesio per scattare una fotografia.

E lo spettacolo cominciò a prendere una brutta piega. La ragazza dalle unghie smaltate cercò riparo in un cespuglio di felci e non ne venne più fuori per tutto il resto della scena. Il conducente di trattori dimenticò le sue battute. La capobrigata s’impappinò e cercò, senza riuscirci, di riprendere la rappresentazione. Il resto della commedia tirò avanti come se ci fosse un’eco. Gli attori ripetavano meccanicamente le frasi gridate dal suggeritore, così che sentivamo tutti due volte.

E ogni volta che cominciavamo a ricordare qualche battuta, Capa di nuovo faceva scattare il flash e quelli si intimidivano. Il pubblico era entusiasta e applaudiva a ogni lampo. Per mostrare la natura corrotta della ragazza, l’avevano ornata, oltre che col rosso della unghie, con una collana di perle in vetro e con gioielli falsi. I lampi la innervosirono a tal punto che finì per rompere la collana e le perle rotolarono sul pavimento. La commedia così andò completamente a rotoli, e noi avremmo capito ben poco di quello che vi succedeva se il suggeritore, che era un maestro di scuola, non ce lo avesse spiegato più tardi.

Finalmente il sipario calò tra fragorosi applausi. Ci parve di capire che la gente aveva preferito questa versione della commedia a tutte le altre viste in precedenza. E quando fu terminata il pubblico cantò due canzoni ucraine. Le ragazze desideravano ballare e non riuscirono a star ferme.  Allora l’orchestra tornò al suo posto e il ballo ricominciò.  Solo il capo del villaggio riuscì poi a convincerle che era tardi ed era ora di andare a letto. Erano le due meno un quarto e dovevano alzarsi alle cinque e mezzo del mattino per lavorare nei campi. Eppure erano dispiaciute all’idea di andarsene e se avessero potuto avrebbero danzato tutta la notte…..”