Yayoi Kusama Geniale Artista Camaleontica

Il genio e la follia della “principessa dei pois”


from Alessandro Costa
11 Jul 2022
Yayoi Kusama, Kusama with Dots Obsession, 2012 Installation View: Kusama's solo exhibition "YAYOI KUSAMA ETERNITY OF ETERNAL ETERNITY” at Matsumoto City Museum of Art, Nagano, Japan © Yayoi Kusama, courtesy Ota Fine Arts, Tokyo/Singapore, Victoria Miro Ga

Kusama Yayoi ( video documentario sull'artista giapponese) con le sue istallazioni tridimensionali, le performance di body painting e i dipinti completamente astratti, in un epoca di passaggio dall'espressionismo astratto allo sperimentalismo di avanguardia, ciò che più di tutto ha contraddistinto il suo straordinario lavoro di artista è stato il coraggio con cui ha dato corpo al suo malessere interiore, dove le opere esprimono tutto il suo travaglio psicologico ed emotivo.

La sua attività artistica risulta molto complessa, spesso sottovalutata e ridotta ai suoi classici "motivi decorativi", come i famosi pois, le ragnatele o le gigantesche sculture di zucca. Le opere del periodo iniziale, che potrebbero facilitare la lettura dei suoi lavori successivi, non vengono adeguatamente considerate. Kusama ha sempre dichiarato di non avere modelli artistici di riferimento, forse in modo inconsapevole è rimasta influenzata dalla tradizione dell'arte giapponese, ma anche dalla transavanguardia occidentale.

Bisogna tenere presente che la sua creatività ha generato una fusione estetico-culturale sia di linguaggi che di idee molto distanti tra di loro, che rispecchiano il particolare mondo in cui vive. Le sue continue turbe psichiche che la fanno vivere costantemente in un ospedale psichiatrico, sviluppano un approccio del tutto speciale verso l'atto della creazione artistica, da un lato un gesto liberatorio dalle sue allucinazioni, dall'altro anche un valido strumento di gioco e di manipolazione dei mass-media. 

L'arte di Kusama può creare il lecito dubbio, se dietro tutto questo ci sia lo sviluppo di strategie che le permettono di poter far convivere ed esaltare gli aspetti peculiari delle sue turbe psichiche ed allucinazioni, oppure, sia semplicemente la creazione di un personaggio artistico. La malattia mentale per l'artista diventa l'esperienza centrale determinante per tutta la sua produzione artistica, il processo creativo è in realtà una grande concentrazione mentale analoga ad uno stato meditativo.

Nelle sue opere, realizzate in una varietà di media (pittura e collage, scultura monumentale, installazioni e performance, moda e design industriale), si possono riscontrare diverse influenze di correnti artistiche della seconda metà del XX sec.: dalla pop-art, al minimalismo, all’arte femminista e l'arte cinetica.

La semplicità dei mezzi usati e l'apparente schematismo, caratterizzano gran parte del suo lavoro, che si fonde in maniera del tutto eclettica con il gran disordine e la contaminazione che è propria della transavanguardia e della creatività nomade, con il risultato di una unione che ha determinato un'arte dalla forma compositiva aperta, dai confini non percettibili. Un'arte senza ordini di lettura e la casualità che determina le non storie o non narrazioni, consentono di scoprire differenti percorsi intellettuali e mentali, dove allo stesso tempo, la forma aperta, l'eclettismo, l'espressività e la decoratività, rendono l'opera di Kusama facilmente riconoscibile e famosa, ma anche più predisposta ad essere bersaglio della critica.

Yayoi Kusama iniziò a dipingere "Infinity Nets"( come possiamo osservare qui sopra), la serie più longeva dell'artista, dopo essersi trasferita a New York City nel 1958. Per Kusama, queste opere astratte ricoperte da pennellate ripetute e curve sono una forma essenziale di arteterapia, ispirata in parte da lei come visioni allucinanti. "Le mie reti sono cresciute oltre me stessa e oltre le tele che stavo coprendo con loro", ha spiegato una volta. “Cominciarono a coprire le pareti, il soffitto e infine l'intero universo. Ero sempre al centro dell'ossessione, sull'accrescimento e la ripetizione appassionati dentro di me". Alla ricerca di questo abisso infinito, Kusama ha persino dipinto le sue "Infinity Nets" in sessioni ininterrotte da 40 a 50 ore. Nel 2014, questa serie influente ha stabilito record nel mercato dell'arte. Il suo monocromatico "Infinity Net" White No. 28 (1960) è stato venduto all'asta per $ 7,1 milioni, che all'epoca era il prezzo più alto mai pagato per un'opera di un'artista vivente.

Nella sua carriera, l'artista ha sperimentato numerose tecniche, rimanendo fedele ad alcuni elementi ricorrenti. Oltre alla volontà di creare una realtà parallela, si evidenzia la presenza di un segno stilistico come una cifra ripetitiva di singoli elementi, come punti o reti. (L'opera Infinity Nets) .La maniacale e compulsiva produzione in serie diventa il simbolo travolgente di una sorta di monotonia dalle difficoltà avvertite nel processo creativo. 

L'artista, paragona il suo modo di dipingere a delle pennellate con un processo monotono ricorrente similare al movimento dell'ingranaggio nella macchina, nonostante non riconosca nell'arte la presenza dell'estetica industriale e critichi aspramente il legame che può riscontrarsi tra l'arte contemporanea e la riproduzione massiva.

Inoltre, il processo creativo viene visto come una esternazione delle sue turbe, a fini terapeutici, è allo stesso tempo il prodotto della sua malattia e il rifugio da essa, come se fosse un mondo immaginario, considerato come una forma di terapia per superare i suoi complessi e le sue ossessioni fallico-sessuali. 

Gli "Accumulations Sculptures" sono opere dove vige la regola dell'accumulo e del riempimento dello spazio a disposizione. Le sculture sono realizzate con mobili che vengono pitturati di bianco e ricoperti di oggetti di stoffa, attraverso l'assemblaggio di forme falliche con peluche, arredi  o utensili domestici, come l'asse da stiro o i mobili di casa ed avviene così una fusione o contaminazione tra la dimensione maschile e quella femminile.

Questi mobili sono ricoperti da oggetti con sembianze anatomico-sessuali, dove il vecchio e l'usato "cambiano veste" e diventano un terreno fecondo, in cui gli oggetti, non sono più identificabili e senza un’origine precisa, scomparendo come se fossero in un limbo di sculture situate tra ciò che è vivo e ciò che è morto, tra oggetto e soggetto, tra mondo umano e mondo animale.

L'artista include sé stessa all'interno di ogni sua opera, mostrando la sua dimensione come vissuto quotidiano. Kusama è concentrata a realizzare con le sue opere una contaminazione tra il proprio essere, inteso come personaggio artistico, piuttosto che fare arte, perché ne risulterebbe un lavoro incompleto. La possiamo definire come un’artista totale, in grado di coinvolgere ogni elemento della sua vita per creare un'opera originale, unica ed autentica nella sua forza espressiva.

Come dicevamo, l'elemento scatenante che determina tutta la sua arte, trae origine dalle prime visioni e allucinazioni, visive ed uditive, già da quando era una bambina, spingendola a disegnare degli oggetti, che a sua percezione, avevano un' aurea attorno.

Il disegnare la portava ad esprimere il forte disagio interiore che divenne ben presto un mezzo per familiarizzare con le sue paure, infatti Kusama quando si recava nei campi di fiori appartenenti alla tenuta della famiglia, si abbandonava completamente alla sua immaginazione. "Era come ritrovarsi in un mondo parallelo", una "contemporanea Alice nel paese delle meraviglie", si sedeva immersa nei fiori, portando sempre con sé un album da disegno, immersa nei suoi pensieri, alzava gli occhi e vedeva che ogni violetta aveva una sua fisionomia, con la sua individualità, parlandogli come fossero degli esseri umani, le voci si moltiplicavano, sempre di più, fino a farle duolere le orecchie. Questa visione e sensazione lasciò nella psiche di Kusama un segno indelebile e profondo che manifesterà nei suoi dipinti, al punto che tutte le sue fobie divennero il fulcro delle sue creazioni più famose

Dopo il famoso e bizzarro happening nel 1968 a New York, (svoltosi accanto alla statua di Alice, con l'artista assieme ad un gruppo di ballerini nudi, invitando tutti coloro che erano bramosi di incantesimi e di magia ad entrare nel loro mondo, fatto di sogni e allucinazioni), di realizzare le illustrazioni per la nuova edizione di Alice nel paese delle meraviglie, quarantaquattro anni dopo.

Il titolo fu modificato in "Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie attraverso l’arte di Yayoi Kusama", con una nuova veste grafica in cui l'opera di Lewis Carrol viene riveduta e corretta attraverso il prisma dell'arte di Kusama. Infatti, le illustrazioni rappresentano lo spirito imprevedibile e vagamente folle di Alice, con la copertina e tutte le pagine riempite di puntine, cerchi colorati, linee, ragnatele ed elementi ripetitivi, che sembrano scorrere, pulsare e vibrare, con la conseguenza che la fiaba è contestualizzata in uno scenario psichedelico, caratterizzato da tantissimi pois, che non sono altro che la ragionata scelta stilistica della personale visione kusamiana del mondo. Il pois diventa di conseguenza l'elemento primario che va ad organizzare il mondo di Alice-Kusama, divenendone trainante e personale, generato dall’immaginario dell’artista come "la forma del sole", simbolo dell'energia del nostro mondo che crea "la strada verso l'infinito".

Importanti sono gli elementi che ritroviamo in tante opere successive: come le zucche, i fiori, le piante, i funghi, le reti e altre composizioni ipnotiche, come anche negli anni '50, in cui compaiono i disegni delle reti/ragnatele, ovvero l'artista crea una sorta di frammentazione oggettuale che porta a sminuzzare gli oggetti, a cancellarli, a obliterarli. Nel 1958, dopo un anno a Seattle - dove si trasferì grazie al sostegno della pittrice Georgia O'Keeffe ,Yayoi arrivò nella caotica New York.  Lì divenne amica di artisti come Jasper Johns, Yves Klein, Piero Manzoni, Andy Warhol, Mark Rothko e Donald Judd. Insieme a loro Yayoi esibì foto, dipinti, collage e installazioni visionarie, sviluppando al contempo il concetto di "obliterazione". La natura provocatoria e l'ingegnosità delle sue opere multiformi non passarono inosservate, e dalla metà degli anni '60 divenne una figura di spicco della vivace scena artistica americana.

Nel 1964 presentò alla Galleria di Gertrude Stein una delle sue opere più note e inclassificabili, One Thousand Boat Show, in cui sembrava fare i conti con il patriarcato attraverso innumerevoli forme falliche. Pois e falli furono anche parte della sua prima performance, quando nel 1966 si sdraiò nel mezzo di un marciapiede della East 14th Street.

A seguire negli anni si sono succeduti molti happening a base di body art e nudità che attirarono l’attenzione del pubblico, creando scompiglio, persino alla Biennale di Venezia nel 1966 gettando 1500 sfere galleggianti nei canali della città come parte dell’opera “Giardino dei Narcisi”, che ampliava le sue riflessioni sull'autorappresentazione. 

Vi sarebbe tornata 27 anni dopo con in mano un invito ufficiale ed un ruolo primario.

Queste performance fecero ridiscutere il doppio significato sia della pop-art che del mercato dell'arte, portando tale contraddizione all'estremizzazione, ricevendo un permesso per l'allestimento del "fuori mostra", nel giardino prospiciente il padiglione italiano, regalando al suo amico Fontana una valigia interamente ricoperta di simboli fallici come segno di ringraziamento.

Con il passare degli anni le allucinazioni, i disturbi, le ansie ossessive e le condizioni mentali continuarono a peggiorare portando l'artista a decidere nel 1977 di trasferirsi volontariamente all'ospedale psichiatrico di Tokyo, dove ancora oggi è accudita e curata, confortata dalla vicinanza di uno studio dove può dedicarsi alla sua arte.

Se vogliamo concederci una riflessione sul percorso legato alla genialità di Kusama, possiamo attingere dall’antichità il concetto di prospettiva estetica di Tosa Mitsuoki (1617) ovvero, analizzando i principi del suo concetto base,contenuti in Honchō gahō taiden (Authoritative Summary of the Rules of Japanese Painting, 1690), si basano sulla relazione tra la realtà percettibile e la proiezione di essa nell'arte. Mitsuoki dice che l'arte ha il compito di imitare la natura, ma ad un certo punto è l'artista stesso che si deve allontanare da essa, al punto che deve anche alterarla, distorcerla. 

Sulla modalità di pensare le opere d'arte, le più riuscite sono quelle realistiche, non tanto per la fedele riproduzione dei dettagli, quanto nel rispetto delle leggi che governano la natura, in questo modo il pittore può omettere alcuni particolari per esaltare certe caratteristiche speciali che sono sacre per l'occhio della natura.  Il ruolo dell'artista nel processo creativo, scrive Mitsuoki all'inizio del suo trattato, dovrebbe portare a cercare di "liberare lo spirito che riempie il corpo", perchè solo in questa condizione l'artista può iniziare realmente a lavorare. Le opere di Kusama sono come la volontà di liberare lo spirito nell'arte, sembra che si crei un vero e proprio rilascio di energia zen, con l'obiettivo di ideare un’opera d'arte, come trance creativa nella sua forma.  Le affermazioni dell'artista possono suggerire che può trattarsi di uno stato di perdita di contatto con il presente che portano Kusama in una diversa dimensione mentale e lontana dal contatto con la realtà.

La creazione artistica, indipendentemente da ciò che spinge Kusama nelle sue opere, sono la contaminazione di differenti esperienze che vanno dalla transavanguardia europea all'elemento della spiritualità e della tradizione giapponese, formando un marchio ben riconosciuto, suscitando interesse in tutto il mondo, da parte del pubblico, dove mettendo insieme i vari elementi del mondo occidentale ed orientale, determinano un articolato e complesso quadro di fenomeni diversificati che possiamo osservare nella cultura odierna contemporanea, grazie anche a quella geniale artista camaleontica, che è Kusama Yayoi, Alta Sacerdotessa dei Pois.

«...un pois ha la forma del sole, che è un simbolo dell'energia del mondo intero e della nostra vita, e anche la forma della luna, che è calma. Rotonda, morbida, colorata, insensata e inconsapevole. I pois diventano movimento... I pois sono una via verso l'infinito». Yayoi Kusama

 

Bibliografia

Agnieszka Smigiel, Il mondo irreale di Yayoi Kusama, “Medea”, IV, 1, 2018, http://dx.doi.org/10.13125/medea-3238