ICONA DEL CRISTO DI SAN DAMIANO


anno 2023
Dimensioni L30 x H30
Tecnica : dipinta su tavola di legno di pioppo o di tiglio stagionato e gessato. Ogni icona sacra è dipinta con pigmenti naturali tratti da pietre preziose e sciolti nella tempera all'uovo. La doratura è fatta con foglia d'oro a 24k.
Questa tecnica pittorica richiede molta cura e perizia da parte dell'iconografo, che svolge il suo lavoro in un'atmosfera di meditazione. Infatti parte intergrante della pittura di un'icona è la preghiera. Le icone sacre vengono dipinte con una tecnica di antica tradizione, che parte dai colori più scuri per arrivare alle tonalità più chiare, secondo un procedimento simbolico che guida dalle tenebre alla luce. Un'icona sacra si differenzia dai dipinti di ispirazione religiosa perché raffigura solo ciò che è scritto nella Bibbia. Le icone sacre infatti sono dipite seguendo modelli iconografici ben precisi, in cui nulla è lasciato al caso, ma tutto rimanda ad un significato simbolico.
“Francesco, va’, ripara la mia casa”
“Mentre passava vicino alla chiesa di San Damiano, gli fu detto in spirito di entrarvi a pregare. Andatoci, prese a fare orazione fervidamente davanti ad una immagine del Crocifisso, che gli parlò con pietà e benevolenza” (3Comp V,13: FF 1411).
La vita di ciascuno di noi conosce incontri significativi che la memoria del cuore conserva gelosamente con tanto di
data e di sentimenti provati nel profondo: eventi assolutamente non previsti in cui è successo qualcosa che ci ha cambiato per davvero.
Nella vita del giovane Francesco d’Assisi uno di questi appuntamenti decisivi è quello con il Crocifisso della piccola chiesa di San Damiano, poco fuori le mura della propria città, in una giornata caratterizzata dalla voglia di starsene da solo, lontano dal vociare delle piazze: là in “periferia”, nel territorio di quelli che non valevano nulla, degli esclusi e tra questi i lebbrosi, Dio – anch’egli tra gli “esiliati” – lo attendeva. Fu un incontro straripante di luce e di gioia che segnò la vita di Francesco. Per sempre: “da quel momento il suo cuore fu ferito” (3Comp V,14: FF 1412) ed egli non si staccò mai più dalla croce o, meglio, dal Crocifisso, il suo Signore Gesù. È il Signore da lui. Un’intensità crescente, sino all’apice sul monte della Verna, due anni prima della morte, quando Francesco avrà la pazzia di chiedergli “due grazie”: poter sentire, concretamente, nella sua carne il dolore sostenutola Gesù nella passione e insieme “quell’eccessivo amore” del quale il Figlio di Dio era acceso e che gli aveva fatto sostenere tanto dolore “per noi peccatori” (cf FF 1919). San Bonaventura nella sua “Legenda Maior” narra di ben sette – numero che esprime biblica pienezza – apparizioni della croce a Francesco per dire come la sua vita sia stata segnata dal Signore Gesù sino a diventare lui pure “alter Christus”, un altro Cristo! E le stimmate saranno il segno idelebile della preghiera esaudita, della piena conformità dell’amante cl l’Amato (cf FF 1377). Piangeva Francesco, narrano le prime fonti agiografiche, e non aveva vergogna di farlo al solo udire della passione di Gesù (cf FF 692). E di volergli assomigliare in tutto, in una condivisione totale fattasi gemito: “Rapisca, ti prego, o Signore, l’ardente e dolce forza del tuo amore, la mente mia da tutte le cose che sono sotto il cielo, perché io muoia per amor dell’amor tuo, come tu ti sei degnato di morire per amor dell’amor mio”. (FF277) Ci è cara, come seguaci di Francesco, l’icona del crocifisso di san Damiano perché ha parlato “con pietà e benevolenza” (cf FF 1411) al nostro padre. Ci è cara quest’immagine sacra per quello che gli ha detto: “Francesco, và, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina” (1Cel VI: FF 593). È il mandato divino che Francesco non s’inventa ma si sente affidare dal Signore Gesù. E che egli sulle prime non comprende: difatti fa il manovale questuando mattoni per riparare la cedente chiesetta che custodiva tale preziosa icona. Per poi scoprire che il Signore in realtà gli chiedeva di prendersi cura della Chiesa non fatta di mattoni, ma di persone: nientemeno che la sua Sposa. Erano tempi difficili per la Chiesa che stava smarrendo la freschezza evangelica. E il Crocifisso Risorto ha l’ardire di rimettere tale mandato ecclesiale nelle mani di uno che si sta ancora convertendo, un giovane che non si reputa una cima, ma si definirà sempre un “illetterato e idiota” (cf FF 1108). Pare di sentire Gesù che a quel venticinquenne chiede pressappoco così, con parafrasi libera: “Ho bisogno di te, Francesco, perché la Chiesa sia quella che deve essere, recuperi il Vangelo”.
Il modo pratico per attuare questo mandato, Francesco e i suoi frati lo tradurranno poi nell’evangelizzazione concretizzata in una predicazione semplice, fatta prima con la testimonianza della vita che con le parole. Un predicare però sempre obbediente alla Chiesa, mai contro di essa, mai fuori le righe della dottrina cattolica. Ci è cara allora questa icona perché aggrappandoci alla Chiesa, nostra madre, ci impedisce di essere “autoreferenziali”, ma di sentire con essa. Di amarla e servirla. Sullo stile di Francesco. Ci è caro questo Crocifisso con gli occhi aperti e lo sguardo mite e buono che raggiunge ancora i nostri cuori, in un colloquio intimo che ci ripete: “Ripara la mia casa nella tua vita, abbi cura di me nella tua vita interiore”. Ci è cara infine la croce dipinta di San Damiano perché tutto ciò che è stato caro a Francesco lo è anche per noi. È la sua eredità. Come le sue ultime parole: “Io Francesco ho fatto la mia parte; la vostra, Cristo ve la insegni” (LM XIV: FF1239). Invito per noi a ritornare da Gesù, pienamente Risorto e vivente nell’icona di San Damiano, con gli occhi spalancati sulle nostre vite, per chiedergli sempre cosa vuole che facciamo. E farlo volentieri. Per Lui, per la sua e nostra Chiesa, con quella libertà che Francesco ci ha lasciato, quando vivendo da fratelli per primo mettiamo il Signore.
Fra Giovanni Voltan