Fusioni d'Arte
Spazi architettonici settecenteschi che si fondono con opere d'arte contemporanee

Ogni qualvolta osservo questa foto, si riaccendono vivaci le sensazioni che accompagnarono la mia visita allo splendido Palazzo Collicola di Spoleto. Edificio gentilizio tra i più importanti, costruito nei primi anni del ‘700 dall’architetto senese Sebastiano Cipriani, noto per la sua lunga attività tra Roma e l’Italia centrale. Residenza della nobile famiglia Collicola, il palazzo ebbe dei periodi illustri, quali con Carlo di Borbone (1734), papa Pio VI (1782) e Carlo Emanuele IV re di Sardegna (1801), nei primi anni del ‘900 fu acquistato dal Comune.
Conserva la struttura architettonica originaria, caratterizzata da un corpo centrale e da due laterali di dimensioni minori che incorniciano il cortile interno, sovrastato da un prospetto a tre ordini di arcate. Il prospetto posteriore ha subito gravi alterazioni, dell'originario giardino all'italiana sopravvivono solamente alcuni alberi. Questo luogo è stato a lungo sede dell’Istituto d’Arte “Leoncillo Leonardi”, ed attualmente ospita la Galleria d’Arte Moderna “G. Caradente”, dove si intrecciano stili e forme molto diverse tra loro.
Si crea all’interno della Galleria una simbiosi tra le caratteristiche architettoniche classiche del Palazzo e le opere d’arte moderna del XX secolo che vi sono esposte. L’ornamento, elemento fondamentale di ogni forma classica è tale e non può essere trascurato, bensì evidenziato ed esaltato.
Potremmo dire che gli elementi che compongono questo spazio sono il luogo stesso dell’opera d’arte nella perfetta coesistenza del passato, il presente e il futuro in una sorta di a-temporalità di qualsiasi forma espressiva, come noi la vediamo, in cui l’ambiente classico si fonde con gli elementi della composizione dell’opera al centro dell’immagine. Come racconta il Focillon lo spazio d’arte è materia plastica e mutevole quindi bisogna ammettere che la prospettiva Albertiana rimane generatrice di tutto quello che noi facciamo.
Ma esistono anche altre prospettive?
La prospettiva razionale costruisce lo spazio dell’arte come quello della vita, ma bisogna ammettere che lo spazio stesso, sfugge alle sue leggi, la forma risulta qualificata dal campo speciale in cui si applica, e non da una questione di intelletto.
La complementarità a-temporale non è infatti legata a un’epoca storica negli stilemi classici o moderni, bensì sono simbiotici nelle forme e nello spazio ed anche nella materia. In questa immagine abbiamo la rappresentazione storica della forma del tempo. Se il tempo che vi osserviamo, fosse il tempo di tutta la storia, e se tutta la storia progredisse con lo stesso movimento, in divenire nelle sue forme cercheremmo un legame conseguenziale, che porterebbe ad un incredibile equilibrio sincronico.
“La sincronicità si comporta verso gli altri, in questo quadro, sulla causalità e spazio-tempo, con tre principi come l’unidimensionalità del tempo rispetto alla tridimensionalità dello spazio. L’introduzione del tempo è intesa come quarta dimensione nella fisica moderna, di conseguenza si arriva ad un continuum spazio-temporale non rappresentabile. La sincronicità da origine, con la sua intrinseca qualità di significato, a un immagine del mondo così difficilmente rappresentabile, da riuscire quasi sconvolgente.” Carl G. Jung
Sir James Jeans dice che potrebbe darsi “che le origini degli eventi in questo strato inferiore, ovvero al di là di spazio e tempo, abbraccino anche la nostra propria attività spirituale, sicchè il futuro decorso degli eventi dipenderebbe in parte da questa attività spirituale”.
In tutto questo mi sembra necessario, sempre attenendoci alle tesi descritte da Jung, introdurre accanto allo spazio, al tempo e alla causalità, una categoria che dia l’esatta specificità dei fenomeni di sincronicità, come una classe particolare di eventi naturali, ovvero quel qualcosa che da un lato è generale ed esiste da sempre, e dall’altro, costituisce la somma dei diversi atti individuali di creazione che in realtà si vanno a realizzare nel tempo.