L'AFFRESCO RITROVATO.....SFREGIATO
di
Alessandro Costa
03 Apr 2025


L'articolo che vi sottopongo fu scritto da Edoardo Sassi sull'inserto "La Lettura" del Corriere della Sera del 27 ottobre del 2024 e lo porto alla vostra attenzione semplicemente su un dipinto del XVII secolo, che è riemerso a Villa Farnesina (https://www.villafarnesina.it/), gioiello del Rinascimento romano che fu scoperto in modo al quanto singolare dal tecnico ascensorista, Giuseppe Valentini, come si firma nel graffito, cui fa seguito una data, 1939. Il detto Valentini, di un giorno che non sappiamo di ottaquattro anni fa, deve essere salito fin lassù attraverso una botola sul soffitto, la stessa ancora oggi esistente. Arrivato lì davanti, ci incise il suo nome,su un azzurro cielo dipinto ad affresco nel XVII secolo, popolato da angioletti festanti intorno a una decorazione in stucco con gigli farnesiani, simbolo della nobile (ed estinta) famiglia. Il Valentini fatto ciò e visto il tutto se ne riscese dalla medesima scala, senza far saper nulla della sua scoperta, di quasi, ne abbiamo certezza ne ignorava il valore.
Da quel momento fino ad oggi di quell'affresco nessuno ha più saputo nulla fino ad oggi. Certo è che il luogo in cui è stato ritrovato non è un posto qualsiasi, bensì un intercapedine - celata da superfetazioni e controsoffittature - della Villa Farnesina, gioiello del Rinascimento, dimora lungo il Tevere fatta erigere nei primi del Cinquecento dal ricchissimo banchiere Agostino Chigi. La villa fu progettata da Baldassare Peruzzi, e fu affrescata sempre dallo stesso Peruzzi, Sebastiano del Piombo, Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma ma soprattutto Raffaello, con il celebre "Trionfo di Galatea", e la sua scuola.
L'affresco ritrovato non appartiene alla fase originaria della villa. Risale al secolo successivo. Quando nel frattempo la reggia del banchiere, morto nel 1520, viene venduta dai discendenti (in violazione del vincolo ereditario, anno 1579) al Farnese , ora proprietà dell'Accademia dei Lincei. La magione, dopo gli dei fasti chigiani (celebri i banchetti di Agostino con piatti d'oro gettati nel Tevere in segno di munificenza ma recuperati dalla servitù grazie a una rete) subì alcune trasformazioni a opera del cardinale Alessandro Farnese e dei suoi discedenti, anche loro maestri di lusso e raffinatezze, celebri committenti e collezionisti. A questo periodo risale anche l'affresco nella volta "perduta" di quella che un tempo era stata una sala da pranzo di Agostino.
Quest'opera è rimasta sconosciuta per secoli, ed è stata ritrovata, come detto, nel 2024, e per capire come mai fino ad ora non si è saputo nulla è dovuto ai vari passaggi di proprietà che sono avvenuti.
Abbandonata dopo la morte di odoardo Farnese, fu ceduta occasionalmente a ospiti eccellenti, dal cardinale Richelieu alla regina Cristina di Svezia, successivamente con la morte dell'ultima Farnese, Elisabetta, regina consorte di Spagna, tutti i beni di famiglia, villa compresa, passaronoa suo figlio Carlo di Borbone, re di napoli e di Spagna. La Farnesina fu concessa a diversi diplomatici partenopei finche Francesco II, ritiratosi a Roma dopo l'Unità d'Italia, la cedette in enfiteusi al suo ambasciatore Salvador Bermude de Castro, duca di Ripalda, che tra il 1861 e il 1863 fece suddividere l'antico salone di epoca Chigi (ma fatto affrescare dai Farnese) in due diverse stanze, controsoffittate.
In questo modo, da questo momento, i dipinti spariscono e si nascondono alla vista. Nel 1927, la Farnesina fu acquistata daloo Stato che la destino a sede dell'Accademia d'Italia. Da allora, e dopo secoli a cui era stata adibita ad uso abitativo, la villa è oggetto di massicci lavori di "ammodernamento", ovvero luce elettrica, termosifoni, la "Saletta pompeiana" trasformata in bagno per il presedente Guglielomo marconi (ora restaurata) ed anche un ascensore, che fu affidato alla ditta "Valentini Giuseppe" potrebbe, forse, essere stato dipendente.
La nuova scoperta dei dipinti, avviene grazie all'attuale conservatore, Virginia Lapenta, che un giorno decide di arrampicarsi su una scala per entrare in quella botola a circa otto metri di altezza. Insieme a lei c'è un elettricista per effettuare interventi di manutenzione. Quando si sono presentati al di sopra della volta ottocentesca, in mezzo alle ragnatele e vecchie tubature, che lo nascondeva, videro "Il Cantico di putti tra festoni e paesaggi". A quel punto si decise di intervenire con restauri e con un convegno e una mostra per presentarla alla comunità scientifica i vari ritrovamenti. il tutto finanziato dal socio dei lincei Natalino Irti.
La difficoltà nel poter avere il piacere di visionare attentamente le opere e renderle fruibili si venuto in soccorso arte e tecnologia con delle webcam nell'intercapedine che hanno mostrato tutta la loro bellezza grazie al fotografo Luigi Spina, il restauratore Antonio Forcellino che era nella villa al momento della scoperta, ricostruendo a mano libera la supposta spazialità originaria, poi stravolta, del salon perdu. Non si ha ancora certezza di chi abbia dipinto questa meraviglia. Si può approfondire con uno stupendo testo redatto proprio quando è stato fatta la mostra curata da Alessandro Zuccari storico dell'arte e dal conservatore Virginia Lapenta.
https://www.villafarnesina.it/wp-content/uploads/2024/10/Il%20_Seicento_in_Villa_Farnesina.pdf
Bibliografia
da un'articolo
scritto da Edoardo Sassi sull'inserto
"La Lettura" del Corriere della Sera del 27 ottobre del 2024