SOFONISBA ANGUISSOLA Donna, artista, ritratto, rivoluzione, indipendenza
di
Alessandro Costa
28 Mar 2025


"Non credo facile stabilire quando le donne si siano messe a dipingere. Anche il caso marginalissimo di una monaca miniatrice è una pura ipotesi. Il Trecento fiorentino la respingerebbe, come suggestione diabolica. Magari carico di prole femminile, mai che un pittore pensasse a farsi macinare i colori da una figlioletta. Pensate: una Laudòmia di Bicci, una Ginevra di Fredi? Vengono i brividi solo a pensarlo. E, per carità, nessun nome femminile fra i contemporanei di Pollaiolo, di Botticelli. Poi, sulla metà del secolo XVI, qualcosa cambiò. Certi padri cominciarono a vezzeggiare le loro bambinette, che, furbette, non tardarono a profittarne".
Anna Banti scriveva nel 1982 la prima edizione del "Quando anche le donne si misero a dipingere" in cui sono presentati dodici “ritratti”, che vanno dal XVI secolo al Novecento, di altrettante artiste donne – Sofonisba Anguissola, Lavinia Fontana, Fede Galizia, Elisabetta Sirani, Rosalba Carriera, Berthe Morisot, Maria Bashkirtseva, Suzanne Valadon, Marie Laurencin, Edita Walterowna Broglio, Vanessa Bell – in cui, talvolta in poche righe fulminanti, riesce a far emergere, vivide, la loro arte e la loro vita.
Sofonisba Anguissola (nata a Cremona il 2 febbraio 1532 e morta a Palermo il 16 novembre 1625), già da giovanissima, ebbe una capacità non comune: quella di carpire ogni particolare e portare sulla tela la vita di tutti i giorni riuscendo a fissare, nei suoi famosi ritratti, tutte le sfumature dei moti dell’anima, e quattro delle sue sorelle (Elena, Lucia, Europa e Anna Maria, artiste anch’esse) sono state le prime pittrici laiche importanti e universalmente conosciute dell’era moderna alla cui formazione dell’espressione artistica hanno attivamente e validamente contribuito. A definire, soprattutto Sofonisba, la prima in assoluto non fu solamente la Banti; quanto da lei affermato era, infatti, già stato ribadito nel 1910, nell’ambito della prima mostra tutta al femminile, organizzata dal gruppo VBKÖ, Vereinigung bildender Künstlerinnen Österreichs (‘Unione delle donne artiste austriache’), che faceva capo alla Secessione viennese. Tale tesi è stata, in seguito, più volte indagata e sostenuta e venne sottolineata dalla mostra Sofonisba Anguissola e le sue sorelle, tenutasi nel 1994 sotto la curatela di Mimma Gregori e Flavio Caroli che, oltre ad averne curato il catalogo, ne ha dato ulteriore e recente conferma nel suo libro Tutti i volti dell’arte, pubblicato nel 2008. Delle cinque sorelle, quella che ebbe più talento fu Lucia, che purtroppo morì giovanissima lasciando un ritratto della sorella Europa che dà la dimensione delle sue squisite qualità di ritrattista degli umili e dei vinti, al pari di Lorenzo Lotto, Giovanni Gerolamo Savoldo e Girolamo Romani, detto il Romanino. Sofonisba, al di là dell’indubbia bravura, fu sia quella che ebbe la carriera più lunga (Elena abbandonò per diventare suora domenicana) sia colei che fu e rimane la più famosa.
Anna Banti nel suo libro dice: "Siamo agli inizi del Cinquecento: gente laboriosa piena di utili iniziative, famiglie benestanti, dignitose, ma soprattutto molto severe per quel che riguardava i costumi e anche i buoni studi. Non aveva dubbi sull’educazione della prole, per esempio, il nobiluomo Amilcare Anguisciola, maturo gentiluomo, quando gli nascevano, l’una dopo l’altra, sei, dico sei, femminuccie in attesa del maschio
che finalmente venne e si chiamò Asdrubale. […] egli rimediò a questa invasione di bambinelle con un programma ben preciso, già annunciato da nomi eroici: Sofonisba, Minerva, Europa… […] probabilmente le piccole Anguisciola non giocavano affatto, sapendo bene di dover studiare pittura, musica, letteratura, scienze […] L’esperimento del signor Amilcare riuscì specialmente per quel che riguardava la pittura. […] Anche Sofonisba aveva capito molte cose: che, innanzitutto, le conveniva figurare come una damigella che dipinge, più che come una pittrice di mestiere. Inoltre che la sua bravura nel far ritratti valeva una fortuna. Come i nostri contemporanei sono instancabili fotografi sfornando autoritratti e ritratti di tutti i familiari, così nel tardo cinquecento, dai re ai signorotti, tutti aspiravano a farsi dipingere: fin dal suo primo sboccio.
Sofonisba era assediata da committenti ragguardevoli. […] cominciò coi ritratti del padre, delle sorelle, del fratellino […] Ma non credessero – par di sentirla – i signori ammiratori, che altro che ritratti non sapesse fare […] e ciò che aspettava si produsse, cioè un invito alla corte di Spagna". Narra ancora la Banti: " Seguitava a dipinger ritratti […]. Presumibilmente non ebbe figli e rimase vedova in età ancor giovanile […] ma non rimase sola a lungo in quanto conobbe, e insistette per sposare contro il parere di tutti, il comandante genovese Orazio Lomellini, nobiluomo e marinaio. […] che la fece innamorare persuadendola di avere incontrato l’uomo della sua vita. Divenuta dama genovese, seppe presto di esser capitata in una città in pieno fervore pittorico […] la novità di una nobildonna che sapeva maneggiare con successo il pennello li eccitò di certo in modo particolare. Pur fedele al compito dei suoi ritratti, lei prese l’abitudine e il gusto della conversazione pittorica […] Pare che fra gli ascoltatori, al tempo della avanzata vecchiaia di lei, il giovane Van Dyck fosse tra i più assidui.
che finalmente venne e si chiamò Asdrubale. […] egli rimediò a questa invasione di bambinelle con un programma ben preciso, già annunciato da nomi eroici: Sofonisba, Minerva, Europa… […] probabilmente le piccole Anguisciola non giocavano affatto, sapendo bene di dover studiare pittura, musica, letteratura, scienze […] L’esperimento del signor Amilcare riuscì specialmente per quel che riguardava la pittura. […] Anche Sofonisba aveva capito molte cose: che, innanzitutto, le conveniva figurare come una damigella che dipinge, più che come una pittrice di mestiere. Inoltre che la sua bravura nel far ritratti valeva una fortuna. Come i nostri contemporanei sono instancabili fotografi sfornando autoritratti e ritratti di tutti i familiari, così nel tardo cinquecento, dai re ai signorotti, tutti aspiravano a farsi dipingere: fin dal suo primo sboccio.
Sofonisba era assediata da committenti ragguardevoli. […] cominciò coi ritratti del padre, delle sorelle, del fratellino […] Ma non credessero – par di sentirla – i signori ammiratori, che altro che ritratti non sapesse fare […] e ciò che aspettava si produsse, cioè un invito alla corte di Spagna". Narra ancora la Banti: " Seguitava a dipinger ritratti […]. Presumibilmente non ebbe figli e rimase vedova in età ancor giovanile […] ma non rimase sola a lungo in quanto conobbe, e insistette per sposare contro il parere di tutti, il comandante genovese Orazio Lomellini, nobiluomo e marinaio. […] che la fece innamorare persuadendola di avere incontrato l’uomo della sua vita. Divenuta dama genovese, seppe presto di esser capitata in una città in pieno fervore pittorico […] la novità di una nobildonna che sapeva maneggiare con successo il pennello li eccitò di certo in modo particolare. Pur fedele al compito dei suoi ritratti, lei prese l’abitudine e il gusto della conversazione pittorica […] Pare che fra gli ascoltatori, al tempo della avanzata vecchiaia di lei, il giovane Van Dyck fosse tra i più assidui.
In realta il Rinascimento non dobbiamo dimenticarlo fu il periodo più rivoluzionario che concesse nuove possibilità alle donne, anche se fu complicato e sporadicamente si riusciva a trovare una collocazione non accessoria alla società, malgrado le fortissime discriminazioni e i forti pregiudizi, tanto che le artiste non ebbero vita facile, tenendo comunque vivido il racconto della realtà femminile dell'epoca.
Quello che qui maggiormente si vuole mettere in risalto, ancor più delle riconosciute capacità dell’artista, è la forza e lo spessore della donna Sofonisba Anguissola; la sua notevole personalità andava ben oltre la sua impressionante bravura di pittrice, capace di realizzare un ritratto della sorella Elena che aveva appena ricevuto i voti, scambiato per un’opera di Tiziano, tesi fortunatamente smentita dal restauro che ha permesso di ripristinare la verità. Sofonisba fu in grado di affermarsi divenendo una ricercata esecutrice, l’unica della sua epoca, di ritratti «tanto ben fatti che pare che spirino e siano vivissimi», come scrisse il Vasari nelle Vite.
Quella sublime capacità di fissare un attimo interiore quasi insignificante.
Sofonisba Anguissola e il ritratto femminile nel Rinascimento
By Adriana De Angelis
By Adriana De Angelis